di

Barbara Visentin

La 24enne inglese racconta il nuovo album «I'm Only F**king Myself» e ricorda i suoi esordi: «Suonavo per strada davanti a due o tre persone»

Nella copertina del nuovo disco abbraccia una bambola gonfiabile che ha i suoi stessi lineamenti. E il titolo è ancora più esplicito, «I’m Only F**king Myself», «Fotto solo me stessa», sintesi di due argomenti che ricorrono nei testi: l’auto-sabotarsi e il sesso, affrontato senza tanti preamboli. Dopo un successo planetario come «Messy», Lola Young poteva scegliere una via addomesticata, limitandosi ad altri brani pop dai ritornelli orecchiabili e virali, invece ha scelto di raccontarsi in maniera audace e senza filtri: «L’album parla del farsi largo nell’auto-distruzione e ogni canzone ne affronta un aspetto diverso — spiega via Zoom la 24enne inglese —. Può trattarsi di amore o di altre situazioni in cui mi sono trovata».

Una criniera di capelli bicolori e il viso illuminato da vari piercing, Lola Young ammette di avvertire una certa pressione, dopo che mezzo mondo ha ascoltato allo sfinimento la sua prima hit: «“Messy” ha avuto dei risultati eccezionali e ho amato ogni momento di quel che è accaduto, anche se a tratti è difficile rendermi conto che così tanta gente ora sappia chi sono». La sua ascesa (che la porterà in Italia per una data, il 29 maggio al Fabrique di Milano) è stata ventata d’aria fresca in un mondo ancora molto patinato, mostrando la spontaneità di una giovane ragazza incasinata (come dice nella canzone), piena di contraddizioni, problemi e difetti: «Anche se “Messy” nasce dall’insicurezza, credo che sia pervasa da un forte senso di accettazione di sé e io voglio rappresentare proprio l’idea di essere imperfetti, potremmo dire che è il mio brand. Credo ci sia del potere nell’accettarlo».