Nella migliore delle ipotesi, dall’Italia evocare la soluzione «due popoli due Stati» serve a indicare ai palestinesi l’esistenza di un orizzonte mentre la situazione attuale lo preclude. Equivale, in mancanza di luce, a delineare a una parte inquieta di mondo la prospettiva di una immaginaria finestra, considerato che non è aperto né alle viste un negoziato israelo-palestinese su come passare dal tipo di convivenza di adesso a un assetto duraturo di pace robusta. Al momento peraltro, perfino in teoria, senza contare Israele, due almeno non potrebbero che essere gli eventuali Stati palestinesi: uno in Cisgiordania controllato dall’Autorità nazionale palestinese, alle prese con un logoramento e con l’invecchiamento del presidente Abu Mazen, 89 anni di età e venti di presidenza; l’altro nella Gaza tuttora governata da Hamas, formazione per statuto impegnata alla distruzione di Israele. Ove mai riuscisse, far nascere davvero uno o più Stati palestinesi senza offrire allo Stato ebraico garanzie di sicurezza avrebbe un effetto automatico: aggiungere un’altra guerra al conflitto in corso nella Striscia di terra tra Egitto e Sud israeliano.
Palestina, l’Italia resta cauta e conferma la sua linea: «Due popoli due Stati sia un punto di arrivo»
Tajani: per la pace fondamentale il reciproco riconoscimento













