MILANO - Se io fossi uno psicoanalista (freudiano, junghiano, kleiniano, bioniano, winnicottiano, lacaniano...) non pubblicherei mai una riga e non parteciperei mai a convegni e congressi aperti al pubblico e ai giornalisti. Sono convinto che la letteratura analitica dovrebbe essere esoterica e segreta, anche se mi rendo conto del perché non possa essere così. Sarebbe un po' lungo spiegare le ragioni di questa mia convinzione, ma posso sintetizzare così: a mio avviso, l’unico interesse di tutta la faccenda è nella seduta, nel rapporto concreto tra il paziente e l’analista, mentre quasi tutta la letteratura analitica è, come diceva Lacan, babillage. Tuttavia, l’altro giorno ho scritto che andavo a Milano per assistere al convegno del Centro italiano di psicologia analitica in occasione del venticinquesimo anniversario della morte di Carl Gustav Jung, sulla sua "Presenza ed eredità culturale”.
Glen Slater “Torniamo a sognare con Jung”
di Dario Olivero
Ci sono andato, e ora che ne torno cercherò di borbottare qualcosa sulle sensazioni che questo convegno mi ha dato, perché effettivamente, da quello che chiamavo il “catafalco di Jung”, qualche sospiro è arrivato. Ma non riesco a liberarmi dalla sensazione principale, che è di sgomento: mi aspettavo di trovar lì qualche decina di persone; ce ne saranno state migliaia. Come spiegava Hans Dieckmann, c’è una Jungwelle, “un’onda junghiana” che sale: cosa vorrà dire? Non è difficilissimo formulare un’ipotesi, per quel poco che vale. Nel mondo massificato, informatizzato, falsificato, anonimizzato, disincantato, svuotato di religione, di idee, di speranze, persino di desideri, sussistono bisogni spirituali che non sanno più bene come trovare soddisfazione. L’onda junghiana viene dalla California, che non è soltanto quel posto verso cui rotolano tutte le follie d’America, come diceva Henry Miller, ma anche quel luogo in cui l’universale follia è più dura e palese. La seconda sensazione è che questa ondata junghiana riguardi principalmente le donne, perché donne in gran parte erano le persone che stavano lì.






