Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 7:40
di Maurizio Montanari, psicoanalista
Uno psicoanalista, a fronte degli argomenti critici sollevati dal libro Freud: illusioni e delusioni della dottoressa Risoldi nei confronti della psicoanalisi, deve saper rispondere senza isterismi, consapevole che la disciplina freudiana si è alquanto adattata ai bisogni e alle sofferenze del contemporaneo, ed è ormai lontana da una rappresentazione un po’ retrò che a volte se ne vuole dare.
Mi piace citare a questo proposito la celeberrima serie tv ‘In treatment’, con Sergio Castellitto. I pazienti del dottor Mari costituiscono un fotogramma abbastanza fedele della realtà di un analista che ogni giorno accoglie una sofferenza diffusa, un molteplice confuso e disorientato che travalica il censo, la provenienza, e altre appartenenze più o meno riconosciute. Non mente il film quando mostra un reale sporco, disordinato, alcolista e tossicomane, che non poco confligge con una certa idea, purtroppo ancora in voga, della pratica clinica come balocco profumato o disciplina asettica e d’élite. Soggetti sfilacciati, disabbonati dall’inconscio, portatori di una identità non sempre ben definita (‘mi dica di cosa soffro dottore’), non del tutto inseriti nel legame sociale, non completamente dentro alla famiglia, non convinti. Un po’ sofferenti, un po’ gaudenti nel loro soffrire. Un poco boh. Questi sono sempre di più i nostri pazienti, oggi, segno evidente dell’adattarsi della psicoanalisi al contemporaneo.






