Goffredo aveva sempre la preoccupazione che non ci si ricordasse abbastanza dei morti che avevano creato uno scompiglio positivo. L’ultima suo cruccio era Alexander Langer, su cui aveva appena scritto un libro per Alphabeta, Ciò che era giusto. Ci sembrava il candidato ideale, ma, invitato a scrivere, fu tranchant: «Lascia stare il mio libro, affidate il ritratto a qualcuno di bravo». Nella sua trentennale esperienza di collaboratore amatissimo di «Domenica», Goffredo aveva carta bianca in termini di argomenti e spazi, ma ultimamente preferiva piuttosto dare suggestioni e idee, tutte collaterali, soprattutto su personaggi e piccole case editrici. Per esempio, la Else edizioni, di libri fatti con il torchio, spesso su testi che indicava Goffredo (come Ho remato per un Lord di Stig Dagerman con illustrazioni di Davide Reviati). O la rivista «Monitor», nata a Napoli, ma poi ramificata in varie parti d’Italia, che porta avanti inchieste sociali o cause dimenticate.
La casa con le statuine di Totò
Ti faceva incontrare le persone che stimava quasi in imboscate nella sua casa dell’Esquilino, rigorosamente in affitto perché non aveva proprietà e guadagnava il minimo per sopravvivere. Un bilocale con un lettino francescano, la poltrona in salotto e statuine variegate di Totò, che aveva riabilitato dalla trascuratezza della cultura “con i baffi” con Franca Faldini e un libro passato alla storia, L’uomo e la maschera (1968). Di queste statuine ne amava in particolare una, un fischietto che si azionava soffiandoci dal didietro, cosa che lo faceva sempre ridere. Ultimamente era parecchio soddisfatto perché era riuscito a donare gran parte dei suoi libri a chi li meritava e la libreria era sgombra in maniera stridente e disorientante, come se aspettasse un trasloco. Annunciava sempre di voler andare via da Roma per il suo buen retiro: la Calabria. Partiva, convinto di restarci, ma dopo due settimane lo trovavi all’Esquilino, anche se poi era sul treno per Gubbio per andare a trovare la famiglia, per l’adorata Napoli o per qualche posto sperduto dove perorare una causa o ricordare un amico. Per questo arzillo nomadismo, quando diceva di essere vecchio, non gli potevi credere e per questo la notizia della sua morte ci ha trovati del tutto impreparati, commossi e un poco arrabbiati, perché aveva trovato di nuovo il modo di stupirci, ma questa volta nella maniera più crudele.






