Ci sono dei libri che escono in un momento particolarmente opportuno e che, per il loro contenuto, possono essere raccomandati al lettore con la certezza di non sbagliare. Questo è il caso dell’eccellente raccolta di saggi intitolata Filosofi per la Pace, curata da Daniele Archibugi, Tommaso Visone e Franco Voltaggio (Editori Riuniti, pagg. 389, euro 24,50). I testi raccolti sono quelli dei grandi pensatori pacifisti dell’età moderna, quali William Penn, l’Abbé de Saint Pierre, Rousseau, Bentham, Madison, Kant e Fichte. Questi testi sono sempre illuminanti, ma è evidente che in un tempo di guerra perpetua come quello odierno sono particolarmente attuali. Oltre al valore filosofico, politico e morale dei vari saggi, è importante considerare come essi gettino le basi culturali e giuridiche su cui poggiano le grandi istituzioni internazionali. Si tratta di idee da cui sono nate Le Nazioni Unite, il Parlamento Europeo, la Corte Internazionale di giustizia. Anche in questo caso, dato il relativo discredito in cui tali istituzioni sono oggi tenute, conviene ritornare sui testi originari per apprezzarne le indubbie qualità.
Scopi e finalità del volume sono presentati in due Introduzioni, una di Daniele Archibugi e Tommaso Visone -scritta adesso- e una di Daniele Archibugi e Franco Voltaggio -scritta nel 1991, in occasione della prima pubblicazione dei saggi in questione-. Le Introduzioni sono accompagnate da una pregevole Nota bibliografica, dalla indicazione delle fonti adoperate con relative traduzioni e da una pregevole Nota a ogni Testo. L’introduzione più recente parte, correttamente, dalla contemporanea crisi dell’ordine liberale internazionale, risalendone alle origini dovute al tramonto dell’egemonia Usa. L’aspetto forse più interessante qui consiste nella critica esplicita “di una narrazione geopolitica oramai fattasi pop”. In effetti, la divulgazione ubiquita di un realismo politico banalizzante, del tipo «chi ha più potenza di fuoco prima o poi prevale», sta diventando stucchevole. Nessuno discute, sia chiaro, la necessità di essere informati sulla situazione effettiva delle forze in campo. Purtuttavia, questo tipo di informazione è necessario ma non sufficiente. E va approcciato in tandem con una prospettiva normativa, interessata cioè a una visione della giustizia globale. La lezione fornita dagli autori raccolti in questo volume può costituire la base di tale visione. Se difetto vogliamo trovare nelle Introduzioni, questo consiste nel limitare la prospettiva normativa agli aspetti istituzionali, tralasciandone invece quelli etico-politici. Per fare un esempio, manca nel volume qualsiasi accenno alla teoria illustre della guerra giusta, che pure costituisce l’eccezione standard al pacifismo. Più in generale, manca il riferimento a una teoria normativa della giustizia globale (per esempio: ha senso sostenere che i paesi liberal-democratici hanno uno speciale valore per noi, e se si, perché?).






