La natura dei negoziati internazionali sotto Donald Trump risulta più chiara guardando agli sconfinamenti. Nessun tavolo di trattativa è mai chiuso in sé stesso, soprattutto con l’Unione europea: il presidente degli Stati Uniti ama prendere ostaggi per ottenere concessioni che con essi non hanno, in teoria, niente a che fare. Un esempio è la tassazione supplementare dei redditi da capitale maturati su titoli americani, minacciata contro buona parte dei risparmiatori europei (la famosa «sezione 899» del «Big Beautiful Bill» firmato dal presidente il 4 luglio). Pur di far cancellare quella clausola i governi di Germania, Francia e Italia al G7 hanno fatto saltare la Global Minimum Tax, che prometteva di far pagare alle multinazionali americane almeno una parte delle imposte che di solito tutte le altre imprese devono accettare.
Tra dazi e criptovalute: la trattativa nascosta sulle «stablecoin» di Trump, ecco cosa incombe sulla Ue (e sull’euro)
Oltre alle tariffe commerciali c’è una trattativa trasversale meno evidente sulle criptovalute convertibili che possono «dollarizzare» l’Unione europea









