Un venerdì nero per Puma. Le azioni del gruppo tedesco dell’abbigliamento sportivo hanno aperto in calo del 18% dopo la pubblicazione di risultati trimestrali deludenti e la drastica revisione delle previsioni per l’anno in corso. L’azienda ha annunciato che nel 2025 prevede un calo delle vendite di almeno il 10% e una perdita netta complessiva, smentendo le stime precedenti che ipotizzavano una crescita, seppur contenuta.
Il dato che più ha spaventato i mercati è la perdita di slancio del marchio, che non riesce a intercettare il gusto dei consumatori. Le nuove versioni delle iconiche sneakers retro, come le Speedcat, hanno registrato vendite molto inferiori alle attese. In un mercato dominato da giganti come Nike e Adidas, la capacità di generare desiderabilità attorno al brand è diventata cruciale. E su questo fronte, Puma fatica.
Ma nessuna tariffa reggerà a lungo di Veronica De Romanis
A complicare il quadro, ci sono i dazi statunitensi sull’importazione di prodotti realizzati in Paesi asiatici come Cina, Vietnam, Cambogia e Bangladesh, da cui Puma importa gran parte della sua merce. La società ha stimato che l’impatto di queste tariffe ridurrà l’utile lordo del 2025 di circa 80 milioni di euro, nonostante gli sforzi per ottimizzare la catena di approvvigionamento e rivedere i prezzi.











