Il settore dello sportwear, e in particolare delle sneakers, rallenta anche con l’ammiraglia della Nike che ha chiuso l’anno fiscale nel maggio scorso con ricavi in calo del 10% a 46,3 miliardi di dollari. Sembra naturale, quindi, in questo contesto la valutazione di un disimpegno nel comparto da parte della famiglia Pinault, che secondo indiscrezioni sempre più frequenti ha avviato contatti con potenziali acquirenti di Puma. D’altra parte il brand tedesco, di cui la famiglia a cui fa capo Kering detiene il 29% attraverso la holding Artémis, ha perso da inizio anno più della metà della propria capitalizzazione di Borsa (-52%), nonostante il recupero dell’ultima settimana (+14%) proprio in ragione delle indiscrezioni di un passaggio di mano del pacchetto di maggioranza.

I potenziali acquirenti

Fra i player interessati al marchio, che a metà luglio ha siglato un accordo di sponsorizzazione record con il Manchester City per un miliardo di sterline (pari a circa 1.1 miliardi di euro) per i prossimi 10 anni (pari a 110 milioni di euro a stagione) ci sarebbero gruppi asiatici e statunitensi. Nel novero dei primi vengono citati Anta Sports Products, proprietaria di Fila e dei marchi Descente, Kolon Sport e Jack Wolfskin. La società è stata inoltre parte del consorzio che nel 2019 ha acquisito la finlandese Amer Sports Oyj (produttrice delle racchette Wilson e delle mazze da baseball Louisville Slugger) per circa 4,6 miliardi di euro. Sempre dall’Asia arriverebbe l’interesse di Li Ning, fondata nel 1990 dall’omonimo ex ginnasta cinese, produce e distribuisce calzature, abbigliamento e accessori sportivi professionali e lifestyle. Oltre al brand principale, controlla o detiene licenze di marchi come Double Happiness (tennis tavolo), Aigle (outdoor) e Kason (badminton). Ma nella partita potrebbero entrare anche fondi sovrani del Medio Oriente.