SINGAPORE. Se il tuo primo Mondiale di nuoto è una tappa di passaggio tra il liceo turistico di Savigliano, nella provincia italiana targata Cuneo, e l’Università della Virginia che tenta di contrastare Trump, allora sei Sara Curtis. Quasi 19 anni (tra meno di un mese), specializzata in velocità, a Singapore in una nazionale che adesso sente sua: «Sono chiusa, introversa, ci metto un po’ a entrare in un gruppo, qui è super».

I Mondiali sono un anticipo della nuova realtà. Rientra solo per chiudere le pratiche per il visto. Vertigini? «Sono una persona riflessiva. Ci ho messo più di due anni a decidere e ora non vedo l’ora. Il primo approccio americano risale al 2023, Todd Desorbo, uno dei coach più titolati e tecnico a capo del nuoto in Virginia, mi ha cercato. Io lusingata e stop. Ero piccola. Nel 2024, a ogni gara Desorbo mi commenta Instagram, capisco che mi tiene d’occhio. All’inizio del 2025 Gretchen Walsh, la stella della squadra, mi scrive. È stato balordo». Ci spieghi quanto balordo. «Esco dall’allenamento e vedo il contatto di una che, solo a maggio, ha stravolto il record del mondo dei 100 delfino. Dice a me che le avrebbe fatto piacere nuotare insieme. A me che sto nella piscina da 25 metri di Savigliano». Lusingata? «Altroché. Pure se, tanto per cambiare, non l’ho vissuta subito bene. Tra gennaio e febbraio mi sono agitata, ne ho parlato al mio allenatore Thomas Maggiora, lui non era d’accordo e non ha cambiato idea: lo considera un passo prematuro. Capisco il punto di vista ma a marzo ho preso la mia decisione. Il mio ragazzo, in Italia, è la persona che mi ha sostenuta di più. Anche se può sembrare strano perché significa stare lontani». Lui resterà in Italia? «Sì, stiamo insieme da un anno e due mesi e sa bene come l’ho patita sta storia. I miei genitori all’inizio erano scettici e quindi sono rimasta a lungo indecisa, tormentata». Che cosa l’ha placata? «La consapevolezza. Negli Usa c’è un’idea diversa di istruzione, il rapporto tra docenti e studenti è trainante. Nel corso di orientamento, certi insegnanti si presentavano con una diapositiva, un ricordo fondamentale. Si aprono. Loro a noi. Altro approccio. Il viaggio sarà nuoto, con metodi per me inediti, e studio, ma soprattutto comunità, gente con culture diverse che affronta le stesse sfide». Ci ha raccontato che a Savigliano è uscita da una classe multiculturale. «Tranne una ragazza, avevamo tutti un genitore arrivato dall’estero, ormai ho capito che chiunque ha dentro almeno una parola straniera. A scuola sono stati bravi a farci crescere differenti e uniti. Sono grata, non vado negli Stati Uniti perché abbandono l’Italia, come continuano a dire facendomi imbestialire, vado ad allenarmi per rappresentare meglio il mio Paese». Glielo scrivono sui social? «Conclusioni a caso. Ho una zia a Boston e una a Miami, son felice di avere una famiglia dove passare il Ringraziamento. Ma non ho nessuna intenzione di diventare americana. Ho avuto una borsa di studio, sarebbe bello che la gente pensasse: che cosa figa». Lo è. Sua madre a diciott’anni aveva già cambiato la sua esistenza venendo in Italia. Vi siete confrontate? «Non è presto per essere adulti. Lo sport poi accelera, mamma è un esempio di coraggio, a me non è richiesto. Questa esperienza mi farà bene comunque andrà, mi offrirà strumenti necessari perché nel posto in cui sto ora mi manca qualcosa da atleta e da Sara. Ho bisogno di persone che vivono lo sport come me». Anita Bottazzo, ranista della nazionale, l’ha preceduta. «Sperava andassi in Florida con lei. Nel suo caso, già si vedono gli exploit dopo il trasferimento. Mi ha dato una mano enorme quando ero in ansia». Il rettore dell’università in Virginia si è dimesso in giugno per i dissidi con Trump. La comunità che lei cerca non è gradita alla Casa Bianca. «Di politica non parlo, sto sommersa dalla burocrazia ed è già complicato così. Cavolo: proprio oggi sto livello di tensione tra potere e istruzione». Passa da una piscina dove c’era solo lei a corsie condivise con medagliati olimpici e mondiali. «Mi esalta. Stare senza nessuno vicino che può fare meglio di me è dura, in competizione quando mi vedo superata mi demoralizzo perché non mi ci preparo. Patisco». Qualcuno le rinfaccia l’uso della parola mulatta. «Sono italonigeriana. Sul colore della pelle mi fanno la morale perché mulatta è un concetto dispregiativo. Forse lo era, io non l’ho mai vista così». Però ora vede dei bambini afroitaliani in piscina.«Non credo sia merito mio». Prima non c’erano esempi in Italia. «Al trofeo Settecolli, a Roma, sono salita sul podio con i capelli afro. Magari qualcuno ha riso, per me era importante. A lungo non ho avuto legami con le origini materne: mai stata in Nigeria, non so la lingua perché a lei è stato consigliato di non insegnarmela». Perché? «Le dicevano che mi avrebbe distratto dall’italiano. Una boiata. Pazienza. Ma questi capelli li ho tanto odiati e ora mi fanno stare benissimo. Molte ragazzine mi hanno scritto che la premiazione le ha spinte a portarli uguali». I nuotatori subiscono il fatto che l’acqua toglie molte possibilità di mostrarsi? «Un botto. Io mi truccherei e metterei le extension come Sha’Carri Richardson potessi. Ammiro l’atletica anche per il portamento. Io mi sfogo solo con le unghie». Sulle unghie ha trovato l’intesa con Larissa Iapichino? «Uno dei suoi mantra è truccarsi prima delle gare, vorrei tanto fare lo stesso: datemi sto prodotto waterproof sul serio e mi sbizzarrisco. In Larissa mi ci rivedo. Appena faccio un risultato, lei è la prima a scrivermi e viceversa. Dal vivo solo un incontro, spero presto in un altro, è fantastica e i suoi risultati mi rendono orgogliosa» Primo Mondiale con i riflettori addosso.«Pure il primo in vasca lunga. Cerco una mia voce, mi metterò un po’ di pressione da sola». A Singapore nuota i 50 e i 100 stile libero. Che cosa è per lei la velocità? «Benessere, libertà. Quando ho la sensazione di andare veloce mi sento in pace. Purtroppo, c’è una enorme differenza tra l’idea di andare a razzo e la realtà. Al Mondiale junior, 2023, credevo di volare ed ero immobile: devastante. Dopo gli Usa e vediamo se smetto di confondermi».