Caricamento player
Fino a una decina d’anni fa, guardare una serie animata giapponese (anime) per intero poteva essere faticoso. Valeva in generale per molte serie TV che venivano trasmesse in televisione con programmazioni spesso variabili (a volte un paio di episodi al giorno, altre uno o due a settimana, e così via), e bastava un pomeriggio fuori casa per perdere il filo della storia. Nel caso degli anime, però, c’era una difficoltà in più: molte serie venivano distribuite fuori dal Giappone in modo irregolare o con grande ritardo, e in alcuni casi non arrivavano affatto. Chi voleva seguirle insomma aveva poche alternative: nella maggior parte dei casi si affidava alla pirateria, scaricando le puntate con software come eMule o guardandole su piattaforme di streaming illegali.
Oggi le cose sono cambiate: esistono piattaforme interamente dedicate al genere, come Crunchyroll, che consentono di avere accesso a centinaia di anime a prezzi accessibili. Ma anche i servizi di streaming più generalisti, come Netflix, Prime Video o Disney+, hanno cominciato a puntare molto su questo tipo di produzioni, intuendone il potenziale commerciale. Gli anime attraggono infatti un pubblico ampio, giovane e molto fedele, e spesso riescono a generare numeri comparabili – se non superiori – a quelli delle produzioni in live action, cioè con attori veri.






