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Un medico legale, intervistato da Rete 4, non ha escluso che il dna ignoto nella garza attualmente oggetto di incidente probatorio possa essere frutto di contaminazione

La contaminazione sulla garza utilizzata per fare il tampone orofaringeo a Chiara Poggi non è un'ipotesi remota per il dottor Alberto Bonsignore, direttore di Medicina Legale dell'ospedale Gaslini di Genova, che è stato intervistato dal programma Zona Bianca sul caso dell'omicidio di Chiara Poggi. "Da quello che abbiamo potuto apprendere, nella relazione autoptica si parla di tampone orofaringeo mentre poi sembrerebbe che il prelievo che è stato eseguito, è stato eseguito tramite una garza", ha spiegato il medico.

"Abitualmente le garze vengono aperte all'inizio dell'autopsia, vengono posizionate su un carrellino a disposizione dell'operatore. Mentre il tampone è un tampone che proviene da una chiusura ermetica, sterile, viene utilizzato e poi immagazzinato all'interno del suo contenitore. In termini di contaminazione è più probabile quindi che una garza venga contaminata", ha proseguito ancora Bonsignore. Sull'ipotesi che la contaminazione provenga da un altro cadavere e non da un operatore, il medico si dice possibilista e non lo esclude: "Si tratta di un fatto possibile, perché spesso ci troviamo a operare su due tavoli paralleli".