PADOVA - Il marito deve subire un trapianto di rene e la donatrice, sua moglie, scopre di avere un tumore che prima dell'innesto è stato asportato con l'utilizzo di un robot chirurgico. A tre mesi dall'intervento stanno tutti bene. Protagonisti della vicenda sono una coppia bergamasca, Antonio e Silvia Tommasoni, operati all'Azienda ospedaliero universitaria di Padova.

Si tratta, fa sapere l'ospedale, del primo trapianto di rene da vivente con nefrectomia parziale robotica, che permette di conservare una maggiore quantità di tessuto renale. L'uomo, a 35 anni dal primo trapianto ne avrebbe dovuto subire un altro, e a donarglielo stavolta c'era la moglie. I controlli hanno appurato la compatibilità ma anche un tumore e due calcoli al rene della donna. Si è così attivata la collaborazione multidisciplinare del reparto Chirurgia dei Trapianti di rene e pancreas, diretto da Lucrezia Furian, e dell'Urologia, diretta da Fabrizio Dal Moro, in sinergia con Anatomia Patologica e Endourologia. Si è deciso così di ricorrere alla chirurgia robotica per la neoformazione, lasciando il rene all'interno della paziente, risolvendo il problema oncologico e al tempo stesso preservando la funzione del rene trapiantato. La nefrectomia parziale robotica riduce al 3% le complicanze, tutte lievi, richiede un tempo operatorio di 140 minuti e due giorni di degenza.