La controproposta di Hamas sulla tregua e lo scambio dei prigionieri fa crollare ancora una volta la speranza di un accordo nei negoziati di Doha per Gaza. Il gruppo palestinese ha infatti rilanciato sui punti proposti dai mediatori e accettati da Israele, chiedendo più detenuti palestinesi da liberare in cambio degli ostaggi, oltre a una clausola per evitare la ripresa della guerra dopo i 60 giorni di cessate il fuoco. In risposta, il premier Netanyahu ha richiamato in patria la sua squadra negoziale da Doha "per consultazioni", scatenando ore di indiscrezioni e ricostruzioni confuse sullo stato dei colloqui. A mettere la pietra tombale sul negoziato ci ha pensato l'inviato di Trump Steve Witkoff, che ha annunciato il fallimento dei colloqui e il ritiro del team americano da Doha, accusando Hamas di "egoismo" e "chiara mancanza di volontà di arrivare ad un cessate il fuoco" nella Striscia.

Prima di aggiungere che ora saranno "valutate opzioni alternative per riportare a casa gli ostaggi e cercare di creare un ambiente più stabile per la popolazione di Gaza". Parole che suonano come un epitaffio sulle speranze di pace nella Striscia, mentre rimane un giallo il presunto incontro in Sardegna tra lo stesso inviato Usa e funzionari israeliani e qatarioti: una 'diplomazia dello yacht' che doveva essere utile a imprimere maggiore slancio al negoziato. Ma che non ha salvato gli sforzi di pace dal loro fallimento. Prima che Witkoff annunciasse l'interruzione dei colloqui di Doha, la controproposta di Hamas aveva scatenato le reazioni più disparate sui media israeliani: per alcuni funzionari dello Stato ebraico si trattava di una risposta 'praticabile', per altri 'inaccettabile'.