La rivista dell'Associazione nazionale magistrati pubblica un documento del 1994 contro la divisione tra pm e giudici firmato anche dall'attuale ministro: "Nel '97 scrissi che erano necessarie riforme radicali"
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Due giorni l'approvazione in Senato della riforma costituzionale della separazione delle carriere s'inasprisce sempre di più lo scontro a distanza tra l'Associazione nazionale magistrati e il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. L'Anm, infatti, ha pubblicato un documento datato 3 maggio 1994 dove i pubblici ministeri della della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Venezia annunciarono di aderire all'appello lanciato dalla stessa Associazione in quanto "contrari alla divisione delle carriere dei magistrati con funzioni requirenti e con funzioni giudicanti". Tra i firmatari di quel documento compare anche il nome dello stesso Nordio, all'epoca pm nella città lagunare.La tesi delle toghe, dunque, consisterebbe nel fatto che l'attuale riforma della giustizia voluta fortemente dall'attuale Guardasigilli, poiché fondamentale, si sia contraddetto nel corso di questi decenni, quando invece originariamente la considerava pericola per l'equilibrio democratico. Anche perché il documento a cui Nordio aveva aderito trentuno anni fa, pubblicato in esclusiva sulla rivista dell'Anm "La Magistratura" faceva parte di un'iniziativa più ampia che ha raccolto all'epoca oltre 1.500 adesioni il cui primo punto sintetizzava così le ragioni del No: "Nella storia dell'Italia repubblicana, l'indipendenza del pm rispetto all'esecutivo e l'unicità della magistratura ha rappresentato in concreto una garanzia per l'affermazione della legalità e la tutela del principio di eguaglianza dinanzi alla legge". Le stesse tesi che oggi l'Anm continua a sostenere e che il Nordio di oggi respinge con fermezza.Il ministro non nega ovviamente tale circostanza, ma in un'intervista rilasciata al Giornale spiega: "Per quanto mi riguarda nel '92 eravamo tra stragi e Tangentopoli. Io stesso ero oggetto di attacchi da parte della politica perché avevo arrestato democristiani e socialisti, e la magistratura doveva restare compatta - afferma Nordio -. Ma tre anni dopo scrissi che stavamo esagerando, e che erano necessarie riforme radicali. Il Giornale e il Corriere uscirono con un titolo in prima pagina: 'Il giudice Nordio si pente'. Da allora, non ho più cambiato idea. E nel 1997 fui chiamato dai probiviri dell'Anm per render conto delle mie idee eretiche. Naturalmente li mandai al diavolo. Ho recuperato la corrispondenza e l'ho fatta metter nel sito del Ministero".











