«Assolta perché il fatto non sussiste»: e il fatto in questione è la propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, l’istigazione a commettere o commettere atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Reati che per la giustizia italiana Selene Ticchi non ha commesso quando alla fine dell’ottobre del 2018 aveva indossato una maglia nera con la scritta bianca «Auschwitzland», ed era stata immortalata da Eugenio Grosso, durante una manifestazione «nostalgica» organizzata a Predappio. La maglietta era stata stampata con caratteri che richiamavano la scritta Disneyland: solo che sullo sfondo non c’erano le torri di un castello fatato, ma la cinta di mura che ancora oggi circonda il sito dell’ex campo di sterminio di Auschwitz.