Il Tribunale di Forlì ha assolto nuovamente, stavolta con la formula “perché il fatto non sussiste”, Selene Ticchi, all’epoca militante di Forza Nuova e ora nel Movimento nazionale Rete dei patrioti, che il 28 ottobre 2018 indossò la maglietta con la scritta “Auschwitzland” durante il raduno dei “nostalgici” a Predappio (Forlì-Cesena).
Per questo motivo Ticchi era a processo per la violazione dell’articolo 604 bis (lettera A comma 3): ovvero propagandare idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, istigare a commettere o commettere atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. A Ticchi era contestata anche l’istigazione e l’incitamento, fondato sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra.
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Micol Lavinia Lundari Perini
Per Ticchi, assistita dal marito, l’avvocato Daniele D’Urso, si tratta della seconda assoluzione da parte del Tribunale di Forlì. «La prima volta era stata assolta per la violazione della legge Mancino - spiega D’Urso - poi dopo il ricorso della Procura di Forlì la Cassazione annullò senza rinvio la sentenza di assoluzione», perché il fatto era diverso da come contestato dal pm. Non quindi in violazione della legge Mancino, ma dell’articolo 604 bis.






