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La Corte di Cassazione ha stabilito che si può fare causa a Eni e allo Stato – in quanto suo azionista – per i danni causati dal cambiamento climatico. La Cassazione, che è il tribunale di ultimo grado della giustizia italiana, ha pubblicato un’ordinanza martedì riguardo a una causa intentata al tribunale civile di Roma dalle organizzazioni ambientaliste Greenpeace Italia e ReCommon, e da dodici persone che ritenevano di essere state danneggiate dagli effetti del riscaldamento globale.

La decisione potrebbe avere conseguenze rilevanti anche al di là di questo caso, e per questo è stata definita «storica» dalle associazioni ricorrenti. Finora infatti la magistratura italiana non ha esaminato cause che riguardano il clima globale, e non si sapeva con certezza se potessero ricadere sotto la sua giurisdizione.

La causa di Greenpeace Italia e ReCommon contro Eni e i suoi azionisti pubblici, cioè il ministero dell’Economia italiano e la sua società Cassa Depositi e Prestiti, è un esempio di climate change litigation, i contenziosi riguardo al cambiamento climatico. Sono una forma di attivismo ambientalista che coinvolge i tribunali e che si è diffuso in molti paesi del mondo.