Stellantis dice addio all'idrogeno dopo anni di ricerca e sviluppo che non hanno portato ai risultati sperati dal mercato. Il gruppo, che controlla marchi come Fiat, Peugeot, Citroën e Jeep, ha annunciato il 16 luglio l'interruzione definitiva del programma di sviluppo delle celle a combustibile a idrogeno, citando la mancanza di infrastrutture per il rifornimento, gli elevati costi di sviluppo e la necessità di maggiori incentivi governativi.La decisione comporta lo stop alla produzione della nuova gamma di veicoli commerciali Pro One alimentati a idrogeno, che doveva iniziare quest'estate negli stabilimenti di Hordain in Francia e Gliwice in Polonia. L'annuncio arriva a poche settimane dall'insediamento del nuovo amministratore delegato Antonio Filosa, in un momento in cui Stellantis sta attraversando una delle crisi più profonde della sua storia recente, segnata da un calo dei ricavi del 17% nel 2024 e da una progressiva perdita di quote di mercato in Europa.Una strategia che non ha convinto il mercatoLa decisione di abbandonare l'idrogeno rappresenta una brusca inversione di marcia per Stellantis, che negli ultimi anni aveva investito significativamente in questa tecnologia attraverso la partnership con Symbio, la joint venture creata insieme al fornitore automobilistico Forvia e al produttore di pneumatici Michelin. Nel dicembre 2023 l’azienda aveva inaugurato a Saint-Fons, in Francia, la gigafactory SymphonHy, presentata come il più grande polo europeo per la produzione integrata di celle a combustibile, con l’obiettivo di raggiungere una capacità di 50mila sistemi all’anno entro il 2025.La gamma Pro One doveva comprendere 8 modelli di furgoni alimentati a idrogeno, tra cui i Citroën ë-Jumpy e ë-Jumper, Fiat Professional E-Scudo e E-Ducato, Opel/Vauxhall Vivaro e Movano, e Peugeot E-Expert e E-Boxer. I veicoli erano pensati per garantire un’autonomia superiore ai 400 chilometri per i modelli di medie dimensioni e fino a 500 chilometri per quelli più grandi, con tempi di rifornimento rapidi considerati un potenziale vantaggio competitivo rispetto ai veicoli elettrici a batteria. Tuttavia, la limitata rete di stazioni di rifornimento e gli alti costi di produzione hanno finito per ridurre l’attrattiva della tecnologia tra i clienti del settore commerciale.Il gruppo ha precisato che la decisione non avrà impatto sull'occupazione negli stabilimenti produttivi e che le attività di ricerca e sviluppo legate all'idrogeno saranno reindirizzate verso altri progetti. Tuttavia, l'abbandono della tecnologia ha immediate conseguenze per Symbio, la joint venture che aveva rappresentato uno dei pilastri della strategia idrogeno di Stellantis. Secondo fonti vicine al dossier, il gruppo automobilistico ha già avviato discussioni con i partner Michelin e Forvia per valutare alternative future per la società, che conta circa 650 dipendenti principalmente in Francia.La crisi finanziaria dietro l'addio all'idrogenoL'abbandono dell'idrogeno si inserisce in un contesto di profonda crisi per Stellantis, che ha registrato risultati finanziari deludenti nel 2024. I ricavi netti sono scesi a 156,9 miliardi di euro, in calo del 17% rispetto al 2023, mentre l'utile netto è crollato del 70% a 5,5 miliardi di euro. In Europa, Stellantis ha perso la seconda posizione nel mercato automobilistico, superata da Renault per la prima volta dalla sua creazione nel 2021.Questo peggioramento delle performance ha portato alle dimissioni dell’amministratore delegato Carlos Tavares nel dicembre 2024, sostituito a giugno da Antonio Filosa, già responsabile del marchio Jeep. Filosa ha assunto la guida in un momento delicato, con le vendite in flessione sia in Europa che negli Stati Uniti e la necessità di rilanciare una gamma di modelli che ha mostrato carenze nei segmenti più remunerativi. La decisione di fermare i progetti sull’idrogeno si inserisce in una strategia più ampia di contenimento dei costi e di focalizzazione sulle tecnologie elettriche a batteria, ritenute più mature e competitive per il mercato di massa.Stellantis ha confermato il traguardo del 100% di vendite elettriche in Europa entro il 2030 e del 50% negli Stati Uniti, obiettivi che richiedono di concentrare tutti gli investimenti sullo sviluppo di auto elettriche e ibride. L’uscita dal settore dell’idrogeno, costata anni di sviluppo e risorse, risponde alla necessità di focalizzarsi sulle tecnologie che oggi offrono maggiori prospettive commerciali, in un contesto regolatorio che favorisce l’elettrico e un mercato dove l’idrogeno fatica a trovare spazio.