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19 LUGLIO 2025

Ultimo aggiornamento: 11:10 del 19 Luglio

La strage di via D’Amelio ha “impresso un segno indelebile nella storia italiana” ma “la democrazia è stata più forte”. A 33 anni dall’attentato mafioso nel quale morirono Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta – Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina – il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e le più alte cariche dello Stato ricordano il magistrato ucciso il 19 luglio 1992 con un’autobomba. La finalità, ha ricorda il capo dello Stato, era “piegare le istituzioni democratiche”, a meno di due mesi dall’attentato di Capaci, e “intendeva proseguire, in modo eversivo, il disegno della intimidazione e della paura”.

“Gli assassini e i loro mandanti sono stati sconfitti e condannati – ha scritto il capo dello Stato – In questo giorno di memoria, la commozione per le vite crudelmente spezzate e la vicinanza ai familiari delle vittime restano intense come trentatré anni or sono. Il senso di riconoscenza verso quei servitori dello Stato che, con dedizione e sacrificio hanno combattuto il cancro mafioso, difendendo libertà e legalità, consentendo alla società di reagire, è imperituro”.