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Ultimo aggiornamento: 10:46 del 22 Luglio
Il mercato cinese dei veicoli elettrici, il più grande e dinamico al mondo, sta attraversando una fase di profondo riassetto. Dopo anni di crescita esplosiva sostenuta da forti sussidi statali, oggi il settore si trova al centro di una crisi di sovrapproduzione e di una competizione feroce che sta rapidamente selezionando i vincitori dai vinti. Più di 200 produttori, grandi e piccoli, si contendono una domanda che, seppur in crescita, non riesce più ad assorbire l’ondata di nuovi modelli e volumi in arrivo sul mercato.
La corsa al ribasso nei prezzi, avviata da Tesla nel 2022 e poi seguita da costruttori come BYD, Li Auto e Xpeng, ha ridotto drasticamente i margini di profitto, mettendo in difficoltà le aziende meno strutturate. L’aggressività commerciale si traduce in forti sconti, promozioni e politiche di finanziamento agevolato, che però, alla lunga, erodono la sostenibilità economica del settore.
La Cina, nondimeno, si trova a fare i conti con una concorrenza interna sempre più agguerrita. Oltre ai marchi automobilistici tradizionali, anche aziende tecnologiche come Huawei, Xiaomi e Baidu sono entrate nel mercato con modelli avanzati, dotati di software proprietari, sensori di guida autonoma e integrazione con l’ecosistema digitale. L’obiettivo di queste aziende non è soltanto vendere auto, ma conquistare il controllo dell’interfaccia uomo-macchina e della raccolta dati, trasformando il veicolo in una piattaforma mobile connessa. Questo approccio, unito alla possibilità di investimenti ingenti, le rende molto più competitive rispetto ai produttori nativi più piccoli, che faticano a tenere il passo sia sul fronte tecnologico che su quello finanziario.






