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Ultimo aggiornamento: 12:44

“Era sul letto, manette ai piedi e alle mani. La Guardia Civil non si è accorta della mia presenza, stavo in un angolo… Quando mi hanno notato hanno gridato ‘che ci fai lì?’. Nel frattempo era arrivata l’ambulanza. Medici e infermieri saranno rimasti attorno a lui un quarto d’ora. Urlavano: ‘Lo rianimiamo! Lo rianimiamo!‘. Ma non ci sono riusciti”. È quanto racconta al Corriere della Sera Raffaele, 35 anni, amico di Michele Noschese, il deejay napoletano è morto dopo l’intervento della Guardia Civil, unico testimone di cosa sia successo nell’appartamento di Ibiza.

La storia inizia verso “l’una di notte”, quando il ragazzo arriva. “Perché ero a casa di Michele? Avevo dato la mia ad alcuni amici e quindi sono andato a dormire da lui”. Poi Raffaele racconta di aver “dormito a lungo, sin verso le sei o le sette […] Alle 7 e 45 Michele mi ha chiesto se potevo andare a comperare da mangiare per i gatti, era un po’ esagitato e l’ho assecondato. Sono sceso in piscina, già affollata: c’era gente che aveva chiamato la polizia per quelle urla, c’era pure una ragazza che scappava. Allora sono risalito, Michele non era più in casa perché era da un vicino, un anziano. Questionavano”, ma non è sicuro del litigio.