Diventa un caso l’ordine del giorno firmato dal vicepresidente della Camera Fabio Rampelli al bilancio interno della Camera. Nel testo, finito nel mirino del Movimento Cinque Stelle, si chiede di «superare le eccessive differenziazioni nella disciplina di istituti comuni ai due rami del Parlamento». Poche righe che bastano ai pentastellati per portare l’esponente di Fratelli d’Italia sul banco degli imputati con l’accusa di voler «reintrodurre i vitalizi ed alzare lo stipendio dei deputati per equipararlo a quello dei senatori». Due differenze non da poco: secondo i calcoli i senatori percepiscono circa 1000 euro in più al mese rispetto ai colleghi deputati e a differenza di Montecitorio. Il benefit del vitalizio inoltre è stato tagliato dalla Camera che, proprio la scorsa settimana, ha respinto il ricorso degli ex deputati.

Il testo presentato dal vicepresidente della Camera finisce così al centro di un vero e proprio scontro politico che a più riprese va in scena in Aula. A sentire il Movimento Cinque Stelle l’ordine del giorno era messo nero su bianco nel fascicolo allegato al bilancio ed in possesso di tutti i componenti dell’ufficio di presidenza di Montecitorio.

Nessuna ufficialità mette in chiaro invece il diretto interessato: «L’odg di cui parla solo chi non ha altri argomenti non esiste, non si può dire neppure che sia stato ritirato perché non è mai comparso negli atti ufficiali», replica Rampelli che bolla come “hooligans dell’anticasta” i pentastellati. «Avevo in realtà proposto informalmente di lavorare per equiparare gli istituti di Camera e Senato per difendere la nostra amministrazione e i suoi dipendenti» aggiunge il vicepresidente della Camera che spiega infine che proprio per evitare “strumentalizzazioni” il suo testo non è mai stato ufficialmente depositato.