Se il faro di Livorno continua a proiettare una luce sul mare che si estende all’orizzonte di quello che era il porto dei Medici, sino a una distanza di 24 miglia marine, il merito è del suo giovane reggente Dario Di Maria, 36 anni, e del tirocinante Antonio Mattuolo, appena 21. A loro il Comando Zona Fari Alto Tirreno della Marina militare ha affidato il compito di prendersi cura non soltanto dell’amata lanterna della città labronica, ma anche degli altri fari che punteggiano la costa sino a Piombino, comprese le isole di Gorgona, Capraia, le Melorie e le secche di Vada. A partire da settembre sarà nuovamente garantito nel week end l’accesso a questo faro cittadino che si trova all’interno di un cantiere navale privato non aperto al pubblico e che la cittadinanza di Livorno ha contribuito a ricostruire dopo la distruzione avvenuta in seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra mondiale. Dario in prima persona e Antonio quando è richiesto il suo supporto provvedono alle riparazioni della strumentazione necessaria per le segnalazioni luminose, alla tinteggiatura della struttura cilindrica interna e della sua scalinata tortile di eccezionale valore architettonico, così come si stanno occupando di rimettere in ordine i tanti oggetti legati alla vita dei faristi che nel recente passato hanno abitato la struttura: alcune stanze torneranno presto a fungere da museo.
I ragazzi del faro, così Livorno racconta ambiente e cultura
Dario Di Maria e Antonio Mattuolo curano le lanterne dell’Alto Tirreno per la Marina Militare. Si prendono cura della lanterna della città labronica e degli altri fari che punteggiano la costa sino a Piombino, comprese le isole di Gorgona, Capraia, le Melorie e le secche di Vada






