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Quindi, oggi...: un altro caso di esame orale saltato, serve il pugno duro e il voto di sfiducia a von der Leyen
- Avete presente il giovanotto che non ha sostenuto l’orale alla maturità? Non è l’unico. La nuova eroina della buona stampa stavolta si chiama Marina e non s’è limitata a contestare il sistema di valutazione. Ha scritto una lettera, firmata anche da altri studenti, alla presidente della Commissione dell’esame di Stato per contestarne l’approccio. Sintesi brutale: “All’orale mi ha umiliata”. Preoccupati da cotanta cattiveria siamo andati a leggere quali fossero le accuse. E la cosa, guardate, è decisamente più grave che lo studente salta-orale. La ragazza infatti lamenta che il colloquio d’esame non sia stato “una occasione di gioia” ma un “supplizio” con domande che sarebbero servite a “metterla in difficoltà invece che a suo agio”. “Dal primo momento in cui sono entrata nell'aula, dall'altra parte non ho riscontrato il clima di serenità che mi aspettavo”, scrive. “Lei ha ritenuto opportuno incalzarmi con una serie di quesiti dai contenuti non chiari, vaghi e generici, posti con tono aggressivo e volti esclusivamente a destabilizzarmi”. E che doveva fare, regalarti i fiori? Due considerazioni. Primo: ma dove sta scritto che l’esame di Stato, una valutazione ufficiale, debba essere “uno dei momenti più emozionanti” degli studenti, un “ricordo irripetibile” e soprattutto “un’occasione di gioia”? Non è mica il saggio di fine asilo né una passerella: è un esame di Stato, in cui commissari - pagati appositamente - devono valutare l’apprendimento dello studente dunque valutarlo, con un voto sintetico, forse brutale, ma che si ripeterà spesso nella vita tra Università e Lavoro. Secondo: non voglio entrare nel merito dell’esame, magari la docente sarà stata davvero scortese e avrà commesso degli strafalcioni. Non lo so. Ma un Commissario cattivello può capitare, si chiama sfortuna. La vita è dura e può succedere che il professore d’Università, il capo o il datore di lavoro, a volte non si dimostrino essere la Fata Turchina. Reagire con una lettera del genere, resa infine pubblica, dimostra solo che ormai ci si aspetta che tutto sia dovuto e apparecchiato, senza sforzo, senza ingiustizie, solo “gioia” e “ricordi irripetibili”. Dice la studentessa: “Sa cosa si prova a sedersi in un’aula, desiderando solo un gesto di complicità, di approvazione, o un sorriso per sentirsi a proprio agio”. Un sorriso dal professore? Ma dove vivono? Purtroppo la vita non funziona così.






