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10 LUGLIO 2025

Ultimo aggiornamento: 20:03

Si fa presto a dire Europa. Poi però, alla prova dei fatti, perfino i tedeschi sono fermi all’abc, l’Unione bancaria è poco più di una chimera e figuriamoci il resto. L’ultimo segnale Berlino lo ha dato facendo orecchie da mercante davanti ai richiami della Commissione Europea in tema di titolarità sulle fusioni bancarie. “Ci aspettiamo che UniCredit abbandoni il suo tentativo di acquisizione. Rimaniamo impegnati per una Commerzbank indipendente“, ha dichiarato alla Dpa il ministro delle Finanze e vice Cancelliere, Lars Kingbeil giovedì 10 luglio.

Parole che pesano come pietre, anche se non possono avere alcun risvolto pratico. Giusto il giorno prima Bruxelles, per bocca di un portavoce, aveva ricordato – tanto a Roma quanto a Berlino – che se una fusione bancaria è autorizzata a livello comunitario “sul piano prudenziale e della concorrenza, non vi è alcuna base giuridica, nel mercato unico né tantomeno nell’unione bancaria, per bloccare un’operazione sulla base di una decisione discrezionale di un governo” e che “per il diritto comunitario i Paesi possono imporre restrizioni alle libertà fondamentali, compresa quella della libera circolazione dei capitali, solo se sono proporzionate e fondate su motivi di interesse pubblico. Restrizioni basate esclusivamente su considerazioni economiche non sono giustificabili”.