Metti un campione di basket laureato in matematica che ha la passione per il volontariato. Metti una professoressa di storia dell’arte visionaria che vuole dare stimoli agli studenti della sua scuola di periferia. Metti un gruppo di studenti di un istituto professionale che vede una prospettiva reale di applicare le proprie competenze e realizzare delle divise per le studentesse africane lontane, non solo fisicamente, ma per ambiente, possibilità, risorse. Ed ecco la storia d’amore tra l’istituto superiore Kandinsky di Milano e l’organizzazione di volontariato Amani education Odv, fondata da Pippo Ricci, capitano dell’Olimpia Milano.

«Ho visto al tg - racconta Elena Morandi - un servizio sull’Amani education, in cui Giampaolo (Ricci, ndr) presentava la sua associazione e la necessità di raccogliere fondi per la scuola creata in Tanzania: ho subito pensato che fosse una bellissima iniziativa e che dovevo assolutamente provare a far partecipare i miei ragazzi. Ho contattato l’associazione e ho proposto che fossero i nostri studenti a realizzare le divise per quelle studentesse. Mi sembrava stupendo immaginare che quei ragazzi di periferia potessero scrollarsi di dosso la brutta fama e diventare invece simbolo di un’operazione di beneficenza».