La dove passava la cortina di ferro, che – dal Baltico all’Adriatico - divideva il blocco comunista dall’Occidente, ora si celebra la prima Capitale Europea della Cultura transfrontaliera. Evento storico che ricongiunge un territorio diviso dalla guerra fredda e insanguinato – tra 1915 e 1917 - dalle dodici battaglie dell'Isonzo, le pagine più tragiche della Prima guerra mondiale, che portò la Venezia Giulia all’Italia, tra sentimenti contrastanti, dall’irredentismo risorgimentale all’antimilitarismo che nel 1916 compose la canzone ‘O Gorizia tu sia maledetta’, quando dopo la sesta battaglia dell'Isonzo l’esercito italiano, guidato dal tenente Badoglio, conquistò città e monte Sabotino al prezzo di 21.000 soldati morti. A nord di Gorizia, il Sacrario di Oslavia ospita i resti di 57.021 nostri caduti. Memorie continue della Grande Guerra dove oggi Italiani e Sloveni condividono città senza più frontiere. Colpisce il disco celebrativo che marca la linea dove, dal 1947 al 2004, il filo spinato divideva piazza Transalpina: qui il primo maggio 2004 una festa, presente Romano Prodi all’epoca Presidente della commissione, celebrò l’ingresso della Slovenia nella UE, e la parte orientale della piazza fu ribattezzata Europa. Città di frontiera da sempre trilingue – si parlavano italiano, sloveno e tedesco e il suo nome deriva da ‘gora’ montagna in sloveno - Gorizia passava all’Italia. Contea del Sacro Romano Impero governata da nobili bavaresi, nel 1508 fu occupata per un anno dai Veneziani, cacciati agli austriaci Asburgo che la controllarono fino al 1918. Dopo la Seconda guerra mondiale la sua provincia perse gran parte del Carso, ma il centro storico rimase all’Italia. Passò alla Jugoslavia un’area non abitata e, unici monumenti, la stazione Transalpina e il Convento della Castagnevizza (1623) a 20 km da Gorizia. Siamo nella Mitteleuropa, crocevia di lingue e culture, ma forte è il contrasto tra la città italiana - esempio di architettura asburgica con castello medievale, edifici barocchi e campanili a cipolla – e Nova Gorica, disegnata con fredda e squadrata urbanistica del socialismo reale.