Quello che le latitudini separano le sperticate zampe di granchio uniscono. Ci sono pochi dubbi che paesaggisticamente sia più suggestivo, epico e drammatico come il mondo finisce a nord di come si esaurisce a sud. Ma quello che Ushiaia e la Terra del Fuoco e Kirkenes nel Finmark Orientale condividono è il passo dei granchi più grandi e ambiti del globo: la Centolla a meridione, il Granchio Reale a settentrione. Entrambi trottatori dei mari gelidi, entrambi giganti crostacei decapodi, entrambi con un carapace che può raggiungere i 28 centimetri e un’apertura gambale di 180 (la Centolla meno, è un poco più piccola), entrambi pregiati per le carni dal sapore unico, dolciastro ma deciso, entrambi riservati ai palati di pochi intimi facoltosi. La Centolla è meno invasiva e si sta esaurendo, il Granchio Reale, introdotto dai sovietici dal fiordo di Murmansk nel mare di Barents ha invece invaso e prolifera a dismisura nelle coste norvegese, soprattutto nel Finmark orientale. Ma in compenso ha salvato l’economia locale perché tanti pescatori di Bugoynes e Kirkenes e tante fabbriche di lavorazione dei merluzzi avevano già dichiarato bancarotta quando, grazie alle recenti sanzioni imposte alla Russia dopo il blitz in Ucraina che impedivano e tutt’ora vietano l’esportazione in Occidente della storica Chatka (la polpa di granchio reale in scatola che per decenni ha riempito anche gli scaffali nei supermercati italiani), è stata spinta la pesca dei granchi reali a livelli inaspettatamente vertiginosi e lucrosi. E così le battute di pesca sono diventate anche un must turistico, e gastronomico, nella regione.
Kirkenes, ai confini del gelo: granchi reali, bunker e sogni di ghiaccio nel cuore dell’Artico norvegese
Le foto di questo articolo sono di Elisabetta Bagliani






