Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu per i diritti umani nei territori palestinesi, è la prima funzionaria delle Nazioni Unite a essere sanzionata dagli Stati Uniti. Marco Rubio, segretario di Stato americano, mercoledì 9 luglio 2025 ha annunciato le misure punitive contro la giurista italiana che lo scorso giugno è stata ospite all'evento di Wired Italia, The Big Interview, accusandola di condurre una "campagna di guerra politica ed economica" contro Washington e Israele.Rubio ha spiegato che la misura rientra in un ordine esecutivo firmato a febbraio dal presidente americano Donal Trump contro chiunque collabori con la Corte penale internazionale per perseguire cittadini americani o israeliani. Albanese è accusata proprio di aver spinto la Cpi ad agire contro funzionari dei due paesi. Le sanzioni contro di lei prevedono congelamento dei beni e divieti di ingresso negli Stati Uniti, come confermato dal Dipartimento di Stato. L'annuncio è arrivato mentre Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, concludeva la sua visita di 4 giorni a Washington.Chi è Francesca AlbaneseFrancesca Albanese, giurista italiana con una lunga esperienza nel campo dei diritti umani, è stata nominata nel 2022 relatrice speciale delle Nazioni Unite per la situazione nei territori palestinesi occupati. In qualità di esperta indipendente incaricata dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu, il suo mandato prevede il monitoraggio delle violazioni dei diritti umani nei territori, l’elaborazione di rapporti tematici e la formulazione di raccomandazioni rivolte alla comunità internazionale.Sin dal suo insediamento, Albanese ha pubblicato numerosi documenti che hanno suscitato forti reazioni da parte delle amministrazioni Biden e Trump. Nei suoi rapporti ha accusato Israele di praticare un regime di apartheid e di aver commesso atti riconducibili al genocidio. In merito agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, ha affermato che non si trattava di un evento “sorprendente”, considerando il contesto di decenni di oppressione del popolo palestinese. In un’intervista rilasciata al Washington Post nel marzo 2024, ha dichiarato che vi sarebbero “fondati motivi” per ritenere che le operazioni militari israeliane a Gaza soddisfino i criteri legali per l’accusa di genocidio.Oltre alle dichiarazioni pubbliche, Albanese ha utilizzato i suoi rapporti ufficiali per raccomandare l’apertura di indagini da parte della Corte penale internazionale (Cpi) su presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi da funzionari israeliani. Ha inoltre sollecitato l’avvio di azioni legali contro dirigenti di aziende statunitensi per complicità nelle operazioni militari israeliane, allegando documentazione e argomentazioni giuridiche a sostegno di possibili procedimenti penali. Proprio il suo sostegno attivo alla Corte penale internazionale ha portato all’adozione delle sanzioni americane.La Cpi, con sede all’Aja, è un tribunale indipendente che si occupa di perseguire crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, sulla base dello Statuto di Roma del 1998. Non fa parte del sistema delle Nazioni Unite e né gli Stati Uniti né Israele hanno ratificato il trattato istitutivo, contestando la giurisdizione della Corte sui propri cittadini in quanto lesiva della sovranità nazionale. Albanese ha inoltre appoggiato esplicitamente i mandati di arresto emessi dalla Cpi contro esponenti del governo israeliano, incluso il primo ministro Benjamin Netanyahu, per presunti crimini di guerra.La campagna di IsraeleIl suo rapporto più recente, presentato il 30 giugno al Consiglio dei diritti umani dell’Onu, ha identificato diverse grandi aziende statunitensi (tra cui Google, Microsoft, Amazon e Ibm) come soggetti che, secondo la relatrice, contribuirebbero attivamente all’occupazione israeliana e alle operazioni militari nella Striscia di Gaza. Pochi giorni dopo la pubblicazione, la pressione contro la relatrice si è intensificata. Secondo un’inchiesta di Fanpage, a partire dal 5 luglio il governo israeliano ha lanciato una campagna pubblicitaria su Google per screditare la relatrice utilizzando il sistema pay-per-click: pagando Google, fa apparire come primo risultato di ricerca una pagina sponsorizzata che scredita Albanese. Chi cerca il suo nome sul motore di ricerca non trova più la voce di Wikipedia come primo risultato, ma un annuncio sponsorizzato dal governo israeliano che la accusa di aver “ripetutamente violato i principi di imparzialità” e di aver avuto “contatti con gruppi terroristici, tra cui Hamas”. La pagina è finanziata dalla Israeli government advertising agency, che opera per il governo Netanyahu usando strumenti di comunicazione commerciale per manipolare la narrazione sul conflitto.Non è la prima volta che Israele usa questa strategia digitale. Nel maggio 2024 aveva già acquistato annunci simili contro l'Unrwa, l'agenzia delle Nazioni Unite che fornisce assistenza umanitaria a oltre cinque milioni di rifugiati palestinesi. Ancora oggi chi cerca "Unrwa" su Google trova come primo risultato una pagina sponsorizzata che accusa l'agenzia di essere infiltrata da Hamas e di essere utilizzata "per scopi terroristici". La campagna include anche video creati con intelligenza artificiale apparsi su Instagram, Facebook, TikTok e YouTube che mostrano falsi telegiornali con attacchi di Hamas mai avvenuti e scene di distribuzione di aiuti umanitari israeliani a Gaza.
La relatrice Onu Francesca Albanese è nel mirino degli Stati Uniti (e di Google) per le sue accuse contro Israele
La rappresentante italiana è diventata il primo funzionario delle Nazioni Unite nella storia a subire misure punitive americane e una campagna diffamatoria da parte del motore di ricerca











