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Ultimo aggiornamento: 13:29 del 9 Luglio

La colonna di blindati di polizia e carabinieri arriva al bosco vicentino di Ca’ Alte alle prime luci del giorno. Da un anno, l’area verde è occupata da cittadine e cittadini per difenderla dai cantieri del Tav. Hanno costruito barricate in ferro e legno. E martedì mattina dell’8 luglio, in duecento hanno atteso le ruspe. I più anziani si sono incatenati alla prima barricata. C’è chi è legato alle strutture in legno. E c’è anche chi è salito sulle casette sugli alberi.

“Ci siamo incatenati per salvare il verde di questa città – spiega Susi mentre fa passare attorno a sé la catena – i boschi ci fanno respirare e non possiamo buttarli via per far passare un cantiere”. Le operazioni di sgombero partono alle nove. La polizia inizia a tagliare le catene e spostare di peso tutti quelli seduti a terra. Ci sono pensionati, studenti, perfino una bambina.

“Nove anni di cantieri e più di due miliardi di euro per risparmiare una manciata di minuti di viaggio in futuro”, dice un ragazzo mentre viene alzato. Lo sgombero va a rilento. Per spostare chi è incatenato ai piani superiori della barricata deve arrivare la piattaforma dei vigili del fuoco. E una volta spostate le persone, entra in azione la ruspa. La prima barricata va giù. Ma ce ne sono altre due da rimuovere.“Pensateci prima di distruggere un bosco, il caldo è anche nostra responsabilità”, grida un’attivista dall’alto.“Il Tav è un progetto insostenibile specialmente perché devasta aree verdi in una città che soffoca per il cado d’estate e per le polvere sottili e l’inquinamento d’inverno”, racconta Angela prima di essere spostata di peso dalla barricata e fatta salire insieme ad altri attivisti sui bus della polizia diretti in questura.