VENEZIA - ​«Siate liberi». L’urlo di Patti Smith arriva proprio alla fine del concerto con tutto il pubblico in piedi che ha appena finito di cantare l’immancabile “People have the power” sorta di appello a decidere, e ad incidere, sul proprio destino. Per tutta l’esibizione in piazza San Marco la cantante ha ripetutamente lanciato le sue considerazioni contro guerre, aggressioni, sopraffazioni con critiche contro il governo del suo paese. Una voce, la sua, ascoltata sempre in rigoroso silenzio dai quasi cinquemila spettatori consapevoli che un concerto di queste dimensioni non può avere facili repliche.

La Smith, in ottima forma, ha intervallato le sue riflessioni, che in realtà sono proprio l’essenza della sua cifra artistica, con brani più o meno celebri. «Sono sempre stata legata alla figura di Giovanni Paolo I - racconta visibilmente emozionata a pochi passo della sede del patriarcato di Venezia - mi aveva colpita. Solo più avanti nel tempo è diventato il Papa del sorriso». Poi l’immancabile omaggio all’opera di Pier Paolo Pasolini, altra intramontabile passione dell’artista di Chicago, mentre sul palco vengono lette alcune riflessioni, in italiano ed in inglese, di Papa Francesco.