Nell’indimenticabile concerto in piazza San Marco dello scorso 7 luglio, Patti Smith ha proposto un ampio, e suggestivo, ventaglio della sua produzione.

Anche se questo tour è stato presentato come quello che festeggia i 50 anni del disco “Horses” in realtà gli accenni nell’esibizione veneziana sono stati tutto sommato limitati.

In ogni caso la celebrazione di “Horses” non è casuale visto che l’estate del 1975 rappresenta, nel mondo discografico, un apice di creatività difficile da replicare (per capirci è anche l’estate di “Born to run” di Springsteen).

L’artista di Chicago decide di cantare il rock come se fosse una poesia, urlando la sua passione in una produzione con non a caso viene affidata a quel geniaccio di John Cale. Oltre che ad essere uno dei debutti più impressionanti, il lavoro annuncia l’arrivo della New Wave e il suono espresso detta le coordinate anche per i decenni a seguire con gruppi storici, come gli U2 e i Rem (per la band di Athens ha anche partecipato ad alcune incisioni) che non fanno mistero di essersi ispirati a questo lavoro che, secondo gli addetti ai lavori, avrebbe in qualche modo salvato il rock da una fase di ristagno ed autodistruzione. Questione di punti di vista.