Sono schierati sul letto, perfettamente stirati, abiti e abitini, t-shirt e short, pantaloni e maglioni di filo, cotone, lino, seta, accanto alle buste con le scarpe da tennis, ciabatte, infradito, zeppe, mocassini, sandali comodi e l'immancabile tacco 12, più che irrinunciabile, anche se la valigia oramai non si chiude e restano fuori le ultime, ultimissime cose, avvolte nell'incertezza del forse è meglio portarle, perché “non si sa mai”.
Ma, oltre a trascinare roba inutile in giro per l'Italia e per il mondo, rimane alta anche la probabilità di lasciare fuori quello che serve veramente per una vacanza sicura.
Ecco il kit suggerito dai medici. La protezione solare, senza dubbio. Al mare o in montagna, dai zero anni in su. Con il filtro 50+ per i più piccoli, per le donne incinte (antimacchie sul viso) e per gli anziani; anche se si ha la pelle scura o si è già abbronzati, il cielo è nuvoloso o c'è vento: i danni si vedono pure nel tempo. «Le scottature possono aumentare il rischio melanoma, soprattutto se ripetute e gravi, e in particolare durante l’infanzia e l’adolescenza», avvisa l’oncologo Paolo Ascierto, al lavoro all’istituto Pascale, e mette in guardia dall'errore di utilizzare le creme dell'estate precedente: perdono efficacia dopo dodici mesi dall'apertura della confezione. E poi, guai a dimenticare gli occhiali da sole, che pure riducono le possibilità di melanoma, e schermano la retina e il cristallino contro degenerazione maculare e cataratta. «Ma, sulle lenti, la presenza del filtro UV400 deve essere chiaramente indicata; e ce ne sono diversi, specifici, per le maculopatie, in grado di migliorare la qualità della vista e ridurre la fotofobia», suggerisce Paola Vastarella, direttrice dell'oculistica del Vecchio Pellegrini di Napoli. E i vestiti? Alberto Villani, direttore della Pediatria dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, raccomanda cappellino, abiti leggeri, chiari e in tessuti naturali e traspiranti, come il lino e il cotone, per i piccoletti. Tinte non proprio indicate per scacciare le zanzare, «che sono invece attratte dal bianco, meno dal nero», dice Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali, nonché componente del Consiglio superiore di sanità.







