Stanchezza mentale, irritabilità e aggressività.

Quando si superano i 30 gradi l’umore rischia di perdere il suo equilibrio. Il caldo eccessivo contribuisce a far emergere e accentuare alcune caratteristiche individuali di base che, in periodi di benessere fisico e mentale, sarebbero gestiti facilmente e mitigati. L’organismo, di fatto, esaurisce quasi completamente le sue risorse energetiche e, di conseguenza, le funzioni cognitive si riducono. Il cervello funziona ma fa più fatica del solito, diminuiscono la capacità di prendere decisioni e la concentrazione. Si modificano le strategie di pensiero, l’umore e le emozioni. La mente non fa altro che rallentare perché dispone di meno energie a disposizione ed è quindi poco pronta a analizzare i problemi, trovare soluzioni e leggere la realtà in modo lucido.

«La rivista scientifica The Lancet ha pubblicato una serie di documenti dedicati all'impatto del calore sulla salute, che diventa oggetto di studio non solo per gli aspetti legati al clima, ma come problema sanitario globale - illustra Gloria Rita Bertoli, direttore dell’Istituto di bioimmagini e sistemi biologici complessi (Ibsbc) del Cnr, Centro nazionale per le ricerche, che al calore ha dedicato un “Almanacco della Scienza” - Sempre più frequentemente avvertiamo come il caldo estivo si faccia soffocante e assistiamo quotidianamente a eventi di malessere della popolazione». Il cervello è una macchina molto complessa e variazioni anche minime di temperatura possono andare a intaccare il delicato equilibrio chimico tra le parti coinvolte. Un esperimento dell’Università di Yale negli Stati Uniti ha mostrato come neuroni stimolati da elettrodi impiantati nel cervello hanno una ridotta funzionalità. Questo perché la tecnica, la Stimolazione cerebrale profonda, applica energia alla materia grigia causando un innalzamento di temperatura, i cui effetti si fanno sentire anche dopo l’aumento di un solo grado. L’effetto sparisce solo dopo che il neurone ha avuto modo di raffreddarsi e tornare allo stato iniziale. L’afa porta a difficoltà respiratorie e affanno. Condizione che si traduce in un minore apporto d’ossigeno a tutto il corpo, testa compresa. Il caldo aumenta anche il flusso di sangue al cervello, dilatando i vasi sanguigni e provocando mal di testa, emicranie e nei casi più gravi anche una risposta infiammatoria. Per il cervello l’ideale sarebbe una temperatura compresa tra 19 e 23 gradi. Anche un lieve cambiamento di temperatura richiede adattamenti che riducono le performance cognitive. La spossatezza, l'affaticamento e le difficoltà di concentrazione, inoltre, possono alimentare ansia e insonnia con conseguenti irritabilità e tensione. «Il nostro corpo risponde alle alte temperature aumentando la vasodilatazione a livello del cervello, organo che necessita di una ossigenazione continua - aggiunge Bertoli - Questi eventi possono generare sintomi come mal di testa e nausea, mentre a livello muscolare possono insorgere crampi. Nei casi più gravi, specie in soggetti ipotesi o con problemi cardiaci, la sudorazione eccessiva può causare vertigini e svenimenti. Il caldo può esacerbare inoltre condizioni psicologiche preesistenti, come ansia o depressione. Anche pazienti con disturbi neurologici come Alzheimer, sclerosi multipla o altre patologie neurodegenerative possono risentire dell'aumento delle temperature».