Le morti per caldo potrebbero essere un fenomeno ben più diffuso di quanto si pensi. A suggerirlo è una ricerca di un team dell'Imperial College di Londra e della London School of Hygiene & Tropical Medicine, che ha redatto una rapida analisi sulle morti per calore in alcune città europee a fine giugno per provare a identificare gli impatti più estremi della crisi del clima.La ricerca non è stata ancora sottoposta a peer review, dunque alla revisione dei colleghi. Gli studi di attribuzione (quelli che consentono di legare le anomalie del meteo al discorso sul cambiamento climatico) di solito impiegano settimane a chiarire l’accaduto. Ma questo nuovo lavoro, presentato martedì 8 luglio, ha accelerato i tempi: solo una settimana per condurre tutte le analisi. Per capire le conclusioni a cui sono giunti gli studiosi, e come ci sono arrivati, partiamo dai dati.Cosa dicono i dati sulle temperature dei giorni scorsiI numeri prendono in considerazione il periodo dal 23 giugno al 2 luglio in dodici città europee, durante un’ondata di calore precoce che ha portato alla chiusura delle scuole in Francia e a proibire il lavoro all’esterno nelle ore più calde della giornata nella Penisola. In Svizzera è stata chiusa una centrale nucleare.In tutto sono state censite 2.300 morti, di cui 1.500 - secondo i ricercatori - sarebbero attribuibili alle conseguenze della crisi del clima. Milano, Roma e Sassari le città italiane analizzate, assieme a Parigi, Barcellona, Londra, Atene, Madrid, Lisbona, Budapest, Zagabria, Francoforte.Nel capoluogo lombardo, secondo lo studio, sarebbero state 499 le vittime da calore nella finestra temporale considerata. Un numero molto alto. Ma occorre qualche precisazione. Le morti per il caldo non sono una novità: ci sono sempre state, anche quando le estati erano meno torride. Si legano, spiegano gli esperti, specialmente alla presenza di patologie croniche come quelle cardiovascolari o a condizioni come la broncopneumopatia cronica ostruttiva. Quello che è cambiato negli ultimi anni, e che consentirebbe di attribuirne una quota crescente al cambiamento climatico, sarebbe - secondo lo studio inglese - lo scostamento dalle tendenze storiche.CittàPopolazioneMorti in eccessoTasso per 1 milione di abitantiTasso standardizzato per 1 milione di abitantiAttribuibili al cambiamento climaticoProporzione di morti in eccesso dovute al cambiamento climaticoParigi6.869.55937354612350,63Londra5.894.65626345541710,65Milano3.144.1594991591343170,64Madrid2.871.46611841411080,92Barcellona2.711.7353401251172860,84Atene2.269.4921757775960,55Roma2.158.8922821311171640,58Lisbona1.425.616835855210,23Budapest1.414.149493438330,67Zagabria630.723426774290,56Francoforte sul Meno552.396315658210,68Sassari103.4598786960,76Il problema di identificare le morti per caldoNon è l'unico punto metodologico da sottolineare, leggendo il rapporto. È bene evidenziare che quando si verifica un decesso - poniamo - per arresto cardiaco in estate, legarlo al caldo è un'operazione che lascia spazio a un certo margine interpretativo: la correlazione non va a referto, a meno di parlare di “colpo di calore”, che rappresenta una diagnosi a sé (ma qui i numeri diminuiscono sensibilmente).Come fanno, quindi, i ricercatori a correlare queste morti al caldo? La risposta è che si tratta di una stima, frutto di un ragionamento logico effettuato dagli studiosi a partire dai vari dataset utilizzati e incrociati. Un ragionamento che, però, per propria natura è confutabile.Nel rapporto dei due centri inglesi si citano alcuni studi (questa volta peer reviewed) come base metodologica per attribuire le morti alle temperature estreme. Ma, per dare un'idea del margine interpretativo: una morte da incidente dovuto a un capogiro da caldo come va classificata? E si può essere sicuri che quell'arresto cardiaco al freddo non si sarebbe verificato?Tre o quattro gradi in più possono uccidereFatta questa necessaria premessa, torniamo al lavoro degli scienziati. Seguendo questo filo logico, all’ombra – si fa per dire – della Madonnina, su quasi cinquecento vittime del caldo a Milano nei dieci giorni presi in esame sarebbero 317 quelle direttamente legate alle conseguenze del riscaldamento globale dovuto all'uso di fonti fossili. Morti che “non ci sarebbero state senza l’impatto del climate change”, spiega Friederike Otto, professoressa di Scienza del clima al Centre for Environmental Policy dell’Imperial College di Londra.“Tre o quattro gradi in più sopra la media, come avvenuto nei giorni passati, possono uccidere”, aggiunge Garyfallos Konstantinoudis, docente al Grantham Institute – Climate Change and the Environment, sempre dell’Imperial College. Secondo lo studio, Milano vanta il triste primato della città col numero di decessi legati al caldo più alto in termini assoluti tra quelle considerate. In termini relativi, invece, davanti a tutte si posiziona Madrid, dove ben il 90% delle morti sarebbe attribuibile all'incremento delle temperature correlato al climate change. A Barcellona sarebbero l’84%; la media delle città analizzate si ferma al 65% (la città della Scala si attesta in questa fascia).Più morti di un’alluvione (ma nessuno ne parla)In sintesi, scrivono gli studiosi, il (probabile) bilancio delle vittime del calore legate alla crisi del clima in molte città europee è stato superiore a diversi e recenti disastri, tra cui le inondazioni di Valencia del 2024 (224 morti) e le inondazioni del 2021 nel nord-ovest dell'Europa (243 morti).Il fatto, aggiungono, è che - però - delle morti da caldo estremo si parla poco, quasi per nulla: le notizie finiscono nelle pagine di cronaca con il taglio della curiosità, più che con quello della strage. Le temperature alte vengono considerate un’anomalia fastidiosa, un fenomeno ricorrente che induce giaculatorie, e poco altro. Invece uccidono, e lo fanno in silenzio, colpendo soprattutto gli strati sociali più svantaggiati. Se poi vi si sommano gli effetti dell’aria inquinata (sempre Milano, causa posizione geografica, ne sa qualcosa), il conto non può che peggiorare.Come correre ai ripariE' evidente che le città dell’Europa occidentale, una delle aree che si sta riscaldando più velocemente al mondo, non sono state pensate per gestire questo tipo di clima. Molte traccheggiano quando si tratta di intervenire: e si assiste ancora a errori urbanistici incredibili, come alcune fermate della linea 4 della metropolitana meneghina, con piazze completamente prive di alberi, aree dove la temperatura al suolo è arrivata a 47 gradi per il fenomeno delle isole di calore.“Ma anche dove si sta facendo qualcosa, l’aumento rapido delle temperature ha più che compensato le contromisure”, rimarca il ricercatore Pierre Masselot, della London School of Hygiene and Tropical Medicine. L'innalzamento precoce della colonnina di mercurio, schizzata in alto a inizio estate, peraltro non ha consentito all'organismo di adattarsi con i tempi fisiologici.In attesa di ripensare le città, l'aria condizionata può aiutare. Ma, viene fatto notare, troppi apparecchi accesi tutti assieme possono portare a blackout, come successo di recente a Bergamo. E se la corrente salta, i climatizzatori non funzionano, e si torna a morire di più, in un mesto circolo vizioso. Anche i sistemi di allerta precoce possono essere utili.Quel senso di urgenza che può portare fuori stradaLa conclusione è che il problema delle morti da caldo esiste, ed è grave. Ma leggere lo studio, pubblicato in fretta per stessa ammissione dei ricercatori col fine di stimolare il dibattito, induce a una riflessione: se la scienza entra nell'arena mediatica, il rischio di perdere la bussola è davvero troppo alto. Nell’era dell’uno vale uno e della post verità, l’accademia è rimasta uno dei pochi baluardi cui fare riferimento: si cerca il sigillo di un'università per avere un appiglio sicuro. Cosa accadrebbe, allora, se la peer review di domani smentisse le conclusioni di oggi, con i titoli già usciti, i dibattiti già innescati, i post sui social network che girano? Domande che, in tutta onestà, ci facciamo anche noi. Ma tanto, del caldo estivo ci dimenticheremo fra un paio di mesi.