L'idea di produrre bresaola con carni Usa, proposta dal ministro Lollobrigida al recente forum in masseria di Bruno Vespa, e ribadita in altre occasioni, "non è peregrina".

E può essere estesa anche alla mortadella. "Anzi esiste da anni, soprattutto per superare il blocco all'export di carni italiane, sia fresche che trasformate, imposto dagli Stati Uniti nel 2001 per la vicenda della mucca pazza. Anche la bresaola Igp quindi non si può esportare negli States da 24 anni. Sono tuttavia ripartite le trattative per riaprire il mercato a stelle e strisce per le carni made in Italy e, grazie al piano dei controlli su tutta la filiera bovina definito, dal macello alla trasformazione, dal nostro ministero della Salute, sono in una fase molto avanzata".

A dirlo all'ANSA è Davide Calderone, direttore generale di Assica, l'associazione degli Industriali delle carni e dei salumi. Se l'idea della bresaola per il mercato Usa è tornata in primo piano in questa fase negoziale sui dazi, esistono tuttavia, ricorda Calderone, delle difficoltà attuative perché, spiega, al momento non abbiamo alcun macello italiano interessato ad attrezzarsi per l'export oltreoceano, con parametri imposti dalle autorità statunitensi, pur essendo un mercato di nicchia ma ad alto pontenziale di crescita e che, per il sistema made in Italy, potrebbe rappresentare un cavallo di Troia per il ritorno sugli scaffali di vendita negli Usa. La proposta arriva inoltre in una fase di alti prezzi delle carni bovine e scarsità a livello globale di materia prima e, secondo Calderone, "potrebbe essere un'azione distensiva nella vicenda dazi che può peraltro essere estesa anche alla mortadella".