Quindici capi di Stato e di governo e duemila aziende registrate, tra italiane, ucraine e straniere, quattromila partecipanti: questi alcuni dei numeri “da record” della conferenza internazionale sulla ricostruzione dell’Ucraina che si terrà a Roma giovedì e venerdì. Un evento che si sperava potesse avvenire in un contesto diverso, sullo sfondo di un cessate il fuoco tra Mosca e Kiev, che ancora non c’è e che difficilmente arriverà entro la fine dell’anno, come più volte ripetuto in questi giorni dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Dopo Lugano, Londra e Berlino, Roma segna una nuova, importante tappa nel sostegno alla ripresa ed alla ricostruzione dell’Ucraina, un obiettivo per il quale, secondo le ultime stime della Banca mondiale, serviranno 500 miliardi di euro - tre volte il Piano Marshall - e che difficilmente si potrà realizzare senza la mobilitazione del settore privato.

Meloni alla sessione di apertura

Al termine dei due giorni alla Nuvola, sede della conferenza, l’Italia conta di poter annunciare nuovi impegni finanziari e monetari per 14-14,5 miliardi, con la firma di un centinaio di accordi che dovrebbero coprire la ricostruzione e protezione delle infrastrutture energetiche, lo sminamento, la riabilitazione delle aree distrutte, laddove si può, e la modernizzazione e gli investimenti in quelle meno colpite dalla guerra. Ad accogliere i leader giovedì sarà la premier Giorgia Meloni che interverrà alla sessione di apertura - subito dopo l’introduzione di Tajani - insieme al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, al cancelliere tedesco Friedrich Merz e al premier polacco Donald Tusk. Per gli Stati Uniti ci sarà l’inviato per l’Ucraina Keith Kellogg, che dovrebbe avere un bilaterale con Zelensky, dopo l’annuncio di Donald Trump sull’invio di nuove armi a Kiev.