La lettera della signora Sandra apre questa settimana a importanti riflessioni sulla malattia percepita come colpa nel mondo del lavoro
di Sarah Barberis
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In Italia, chi affronta un tumore dovrebbe poter contare su tutele adeguate. Il contratto della Sanità prevede assenze retribuite al 100% per chemioterapia o radioterapia, ma tra le norme e la realtà spesso c’è un divario. Intanto, un passo avanti è arrivato: il Senato ha approvato la legge sul congedo oncologico, che consente fino a 180 giorni di sospensione dal lavoro in 24 mesi, senza stipendio ma con la conservazione del posto. Nel Servizio Sanitario Nazionale oltre il 70% del personale è donna, in gran parte infermiere. Sono loro a rischiare di più: ammalarsi e non essere credute. Come racconta Sandra, infermiera e paziente oncologica, curarsi può voler dire perdere salario, diritti e riconoscimento. La sua storia parla di un problema culturale: sistemi che si dicono “attenti alla persona”, ma penalizzano chi si ferma per guarire. Risponde Roberta Zantedeschi, consulente HR e business coach umanistica.
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