Con quel certificato in mano che sventola come una bandiera, Stephanie cammina fiera nel Salone dei Cinquecento. E con il dito indica il gonfalone con il Giglio Rosso che trionfa tra gli affreschi del Vasari. «Sono fiorentina, sono italiana», grida sorridendo. E sembra ancora commuoversi, come accaduto pochi minuti prima, quando la sindaca di Firenze, Sara Funaro, le ha consegnato la cittadinanza onoraria. «Sì, ho pianto come una bambina, – confessa -. Troppo forte l’emozione, troppo grande l’onore di essere finalmente italiana». Stephanie, 15 anni, origini brasiliane, è una dei 125 ragazzi extracomunitari ai quali Palazzo Vecchio ha deciso di conferire la cittadinanza. Un atto simbolico, perché per la legge, ma meglio sarebbe dire per la burocrazia italiana, quella ragazzina e tutti gli altri non sono ancora formalmente italiani. E poco importa se ha frequentato per più di otto anni le scuole italiane (è stata appena promossa al secondo anno del liceo Duca d’Aosta), parla perfettamente la nostra lingua, sfodera la C aspirata dei toscani e da grande vuole fare la psicologa nella città del Giglio.
«Bisogna ancora aspettare per lei e per le altre due figlie (Victoria 12 anni e Emma 5) che siano trascorsi dieci anni. Troppi. Non passano mai», spiega la mamma Patricia.







