Saranno tanti, centoventisei per l’esattezza, a ricevere giovedì 12 giugno nel Salone dei Cinquecento la cittadinanza onoraria di Firenze. Una data importante, anche perché il 12 giugno è la «Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro giovanile» e i bambini e i ragazzi che non hanno cittadinanza sono tra i più a rischio, proprio come gli apolidi. A nominarli fiorentini doc, al di là di ogni etnia e provenienza, sarà la sindaca Sara Funaro. È lo Ius Scholae, un atto per ora simbolico (la legge italiana non lo ancora non lo prevede) eppure importante, forse anche decisivo, che fa onore alla Città del Giglio. «Atto simbolico certo, ma anche e soprattutto un gesto di civiltà, equità e inclusione, perché tutti i nostri bambini e tutti i nostri ragazzi si sentano finalmente parte di una comunità», spiega la sindaca Funaro. C’è anche un segnale politico importante. E il pensiero non può che andare a uno dei quesiti, il quinto, del referendum dell’8 e del 9 giugno che prevede il dimezzamento (da 10 a 5 anni) per la richiesta della cittadinanza dello straniero maggiorenne.
«La nostra cittadinanza, per ora onoraria in attesa di una legge nazionale, è un segnale di civiltà, equità – continua Funaro – e inclusione. È fondamentale per alzare l'attenzione anche a livello nazionale sui passi che devono essere fatti da un punto di vista normativo per arrivare a dare il riconoscimento a tutti i nostri bambini e ragazzi. E non sarà il primo. Ogni anno ripeteremo la cerimonia a Palazzo Vecchio essendo consapevoli che su questo tema c’è uno scollamento tra paese reale e norme italiane. Scolari e studenti, non vedono e non percepiscono differenze». Parlano la stessa lingua, quella di Dante, sono tutti italiani. Il riconoscimento è dedicato ai minorenni che frequentano le scuole cittadine ma in alcuni casi anche ai neo-diciottenni.






