Quando un festival compie quarantacinque anni è decisamente entrato nell’età adulta. E si può capire perché i suoi fondatori non ci siano più. Ci ha lasciati da tempo Dominique Bagouet, coreografo mai abbastanza rimpianto. In primavera se ne è andato Jean Paul Montanari, anima del festival, gran scopritore di talenti e tendenze. Uno degli artefici della grande nouvelle vague della danza francese. Montanari ha fatto in tempo a organizzare questo ultimo festival, in corso sino al 5 luglio, allineando un parterre de roi della danza di oggi che comprende Akram Khan, il Nederlands Dans Theatre e Crystal Pite, un gruppo di danzatori di William Forsythe. Senza dimenticare Mourad Merzouki e Nadia Beugré, perché la danza francese è meticcia e davvero non guarda il colore della pelle. Un po’ meno nel classico, rispetto agli inglesi del Royal Ballet, dove tuttavia da poco è stato nominato étoile dell’Opéra Guillaume Diop, padre senegalese e madre francese.
E incominciamo con il Nederlands in una serata a tre pezzi guidata a Crystal Pite insieme a Simon McBurney. Titolo : “Figures in extinction”. Scena: l’Opéra Berlioz al Corum, una teatro con le stesse caratteristiche della Bastille parigina. Come è consuetudine di Pite ( e qui anche di McBurney autore di tutti i testi ) la danza si accompagna a un testo (detto in inglese e proiettato in francese sopra al palcoscenico). Il tema è l’estinzione degli animali, dei vegetali e dell’uomo stesso.







