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Stop alle derive buoniste: il Cio si impegna a tutelare la categoria dello sport femminile per riportare equità nelle competizioni

Stop alle donne transessuali nelle competizioni femminili: questo è l'orientamento assunto dal Cio dopo anni di polemiche che hanno coinvolto le discipline più svariate, dal nuoto agli sport di squadra, passando per le discipline di combattimento. È il quotidiano inglese Guardian a lanciare l'esclusiva, anticipando la nuova rotta del Cio di Kirsty Coventry, nuova presidente del Comitato Olimpico Internazionale. Si tratta di un cambiamento importante ma non improvviso, che anzi è stato ampiamente annunciato nelle precedenti settimane per rimettere ordine nello sport femminile dove il malcontento si è fatto sempre più grande di anno in anno.

Dopo un lungo periodo in cui ha prevalso l'ideologia woke sul buon senso, ora c'è unione e comunione di intenti per "proteggere la categoria femminile". Non permettere alle donne transgender di competere nelle gare femminili, rimettendo la biologia al primo posto, permetterebbe di riportare equità nello sport. La decisione del Cio arriva dopo quella del World Boxing, riconosciuta dal Comitato olimpico internazionale, che ha previsto l'esecuzione obbligatoria una volta sola dei test genetici per accertare che le atlete abbiano i requisiti genetici per competere nella categoria femminile. L'olimpiade di Parigi in tal senso è stata dirimente, perché le polemiche hanno inevitabilmente sollevato il velo sull'opportunità che non ci siano ambiguità quando si tratta di sport, soprattutto se da contatto, come può essere il pugilato, sia per preservare l'equità della competizione, sia per tutelare la salute e la sicurezza delle atlete.