“Non ce la fa più? O non ce l’ha mai fatta?”. Sarà, ma a noi l’attempato, acciaccato e comunque spericolato pilota Sonny Hayes, interpretato da Brad Pitt in F1 di Joseph Kosinski, è piaciuto assai. Disegna una mezza e sgualcita piega, una silhouette accidentata, un “incidente” tra gli eroi spacconi del cinema eroico sportivo, dentro ad un film supersonico, adrenalinico, dritto sparato verso le due ore e 37 che passano in un amen. In pratica Kosinski e lo sceneggiatore Ehren Kruger propongono una versione di Top Gun: Maverick ambientata tra box e circuiti di Formula 1.

Visti i magri risultati della sua scuderia di F1, la APXGP, il proprietario Ruben Cervantes (Xavier Bardem) offre all’amico ed ex collega Hayes (Pitt) la possibilità di tornare alle gare della massima serie monoposto dopo che negli anni novanta Hayes, superando Senna in curva (c’è il delizioso filmato vintage piallato in post con Pitt dal lungo capello) si era sfracellato contro un muro distruggendosi vertebre, ossa e carriera. Ritiratosi vagabondo ed itinerante sul proprio pullmino alla ricerca volontaria di ingaggi estemporanei su bolidi di ogni categoria, l’ex tassista Hayes ha comunque appena vinto la 24ore di Daytona, mantenendo un tale basso profilo pubblico che nessuno quasi lo riconosce. Alla APXGP il pilota vecchietto affiancherà Joshua Pearce (Damson Idris), il pivello spavaldo, tutto allenamenti ipertecnologici e sorrisi per social e stampa.