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Il tennis ai tempi dei social è questo: in pochi si sono fermati a guardare la meraviglia di una sfida epica
Federer era già Re, Nadal un moccioso del tennis coi capelli lunghi, la canotta e bragoni. La semifinale di Parigi 2005 doveva essere quasi una formalità, ma invece quel giorno nacque una storia che nessun social network avrebbe potuto sporcare.
Nacque pure un'amicizia, ma né Roger, né Rafa potevano saperlo. Nessuno avrebbe potuto immaginare. Il tennis degli Anni Duemila esplose ufficialmente così, prima era tutto naif. Quasi troppo bello, e non fu forse per caso poi che i campioni della Swinging Era Borg contro McEnroe, Becker contro Edberg fino a Sampras contro Agassi, passando per Wilander, Lendl da altri miti - furono sostituiti da sgarbati pallettari senza troppa gloria. Serviva tempo. Quando arrivò Federer, per dire, il numero uno del mondo era Lleyton Hewitt. E come diceva il mitico allenatore di football americano Vince Lombardi a proposito del pareggio, vedere un suo match era come baciare una sorella. Il Re invece era elegante, sofisticato, l'uomo di cui ogni fan si sarebbe innamorato. Nadal battendolo in 4 set al Roland Garros gli tolse pure la certezza di fare il Grande Slam (Federer vinse poi Wimbledon e Us Open e aveva trionfato in Australia), ed era visto come un barbaro all'attacco dell'impero. Ma poi non è stato così, lo sappiamo. Si potrebbe provare a catapultare quel giorno 20 anni in avanti per capire l'effetto che fa.






