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Tra il 2016 e il 2018 Juan Martìn Del Potro ha concretizzato una scalata irreale: malgrado un polso di cristallo è tornato con il dritto più pesante del circuito, battendo Federer nel momento decisivo
C’è qualcosa di profondamente osceno, quasi un insulto alla statistica, nell’osservare il numero 1045 accostato al nome di un talentuoso gigante. Eppure è il febbraio del 2016 e Juan Martín del Potro, per il mondo del tennis, non è più un atleta: somiglia maggiormente ad un reperto archeologico. La classifica ATP, quel cinico tabulato che se ne sbatte della sfortuna, lo colloca in una zona grigio opaco, dove di solito gravitano onesti dopolavoristi o giovani promesse che fluttuano in autobus tra i tornei di periferia. Colpa di un polso di cristallo, che prosciuga il suo potenziale e l’ha costretto a quasi due anni di totale inattività. Ma la storia di "Delpo" non è mai stata una questione di numeri soltanto: è una faccenda di ortopedia e testardaggine.






