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Un popolo litigioso che non scambia opinioni ma chiacchiere e bugie E tutti si sentono qualcuno
Siamo cinquantasette milioni di italiani soli. Benché raccolti in infinite ghenghe, partiti e sindacati, circoli ed assemblee, clan familiari e associativi, i cinquantasette milioni di italiani porta-no, dentro di sé, un pezzo di solitudine che non rassomiglia agli altri, un pezzo di carbone che fa fuoco per conto suo e non gradisce, non capisce, le altrui scintille.
Pur costituendo un popolo di chiacchieroni permanenti, non ci scambiamo opinioni, ma bugie. Nella nostra federazione dei dialetti ci unisce qualche vocabolo osceno o spregiante, qualche bestemmia comunitaria. Da sempre, le nostre tragedie storiche scaraventano in palcoscenico una miriade di solisti, ma il coro è assente o così esiguo da non pesare mai. Cerchiamo disperatamente ruoli singoli, da tenore e soprano, e, pur etichettati malignamente o sospirosamente dal mondo intero, che ci vede come "gli italiani", nessuno di noi ritiene di appartenere "agli italiani".






