Una delle poesie storiche della letteratura israeliana porta la firma della grande poetessa Zelda, e si intitola: «Ogni persona ha un nome». Secondo la tradizione ebraica e israeliana, infatti, il modo più simbolico e dignitoso di commemorare i defunti è quello di recitare il loro nome e raccontarne la storia. Così, dal 7 ottobre a oggi, Israele è impegnata nel racconto delle sue vittime. Non solo volti, ma nomi, vissuti, amori, dolori, sogni e speranze. E mentre il mondo versa lacrime di coccodrillo per i morti palestinesi (e chi se ne importa se tra loro vi sono anche i terroristi di Hamas: ogni palestinese fa numero), Israele seppellisce oggi altre sette giovani vittime innocenti. Per l’esattezza, un ufficiale e sei soldati sono caduti in combattimento contro i terroristi di Hamas a Khan Yunis, nell’idealizzata Striscia di Gaza, nella scorsa tormentata notte.

Il tenente Matan Shai Yashinovsky, di Kfar Yona, aveva 21 anni ed era comandante di reparto del battaglione 605 della brigata “Barak”. Insieme a lui sono stati uccisi anche il sergente maggiore Alon Davidov, di Kiryat Yam, 21 anni, paramedico da combattimento, e il sergente maggiore Ronel Ben-Moshe, 20 anni, di Rehovot. Poi ancora: il sergente maggiore Niv Redia, 20 anni, di Elyakhin; il sergente Ronen Shapiro, 19 anni, di Mazkeret Batya; e il sergente Shachar Manoav, 21 anni, di Ashkelon. Infine, il sergente Maayan Baruch Perlstein, 20 anni, di Ashahar. Alon era figlio unico, un ragazzo timido e introverso, molto amato dai suoi amici. Maayan era appassionato di rock degli anni ’90, di cinema, di filosofia e di scacchi. Shachar, di origini etiopi, era il fratello minore del noto attore Shlomo Manoav. Ronel, invece, ha sempre sognato di diventare ingegnere edile: era a un passo dalla fine della leva militare e stava valutando l’università alla quale iscriversi. Ronel aveva anche un altro sogno: diventare marito e padre. Un sogno che non potrà mai più realizzare.