NEW YORK - «È stata l’esplosione più luminosa che avessero mai visto. Sembrava la luce del giorno». Il capo di stato maggiore «Razin» Caine poco dopo le prime luci del mattino di ieri ha raccontato in un briefing al Pentagono — «mi scuso in anticipo per la durata dell’intervento» — la missione di domenica scorsa contro i siti nucleari iraniani, «frutto di quindici anni di lavoro». La storia degli ingegneri, il racconto dei piloti, le reazioni delle famiglie, tutto. Tutto tranne i dettagli obiettivamente più urgenti, l’effettiva entità dei danni provocati dal bombardamento, e di quanto sia stato spinto in là nel tempo il programma nucleare iraniano.

A Caine aveva passato la parola il ministro della Difesa Pete Hegseth che aveva aperto il briefing con un breve, aspro discorso tutto politico di elogi a Trump e di attacchi ai giornalisti. «Decimate, annientate, distrutte. Scegliete voi la parola per quello che abbiamo fatto alle capacità nucleari dell’Iran. Grazie a un’azione militare decisa, il presidente Trump ha creato le condizioni per porre fine alla guerra».