RIVALTA DI TORINO. «Rosa, vai via. Che qui è lunga». «Ma i carabinieri hanno le mie chiavi. Aspetto che finiscano». «Rosa, guarda che vanno avanti tanto. I rilievi sono appena iniziati. Lascia il tuo numero e vai a riposarti». Rosa non si muove. La schiena incollata al muro della casa. Con un sussulto alza il tono di voce per spiegare perché non si vuole staccare da quella parete di mattoni su cui sta da quattro ore e mezza. «E se vado via adesso, chi resta con Susy quando la porteranno via? Non voglio che resti sola quando uscirà da quel cancello». Adesso lo ha detto. Sgrana gli occhi di quanto riesce. Sono gonfi di pianto. Può restare attaccata alla parete.
La storia di Susy Carbone e Alessandro Raneri
Rosa era la migliore amica di Assunta Carbone detta Susy, 54 anni, morta ammazzata dal compagno alle otto e mezza di mattina di ieri. Susy è morta uccisa a coltellate. Il suo assassino è il compagno con cui stava da sette anni, Alessandro Raneri, 55 anni. Era depresso dai tempi del Covid, dicono. Si è suicidato nel lago di Avigliana dopo averle inferto una decina di colpi con un’arma da taglio che si è portato via. Forse giù, in fondo al lago dove si è buttato.
Susy, che viveva a Rivalta da quando era nata, lo aveva accolto nella sua casa, poco dopo che si erano fidanzati. In questa stradina sterrata della cintura di Torino, tra le villette a schiera bianche e rosse, tutte uguali.






